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La Pentecoste di padre Jozo Zovko

23
APR
2015
archiviato in medjugorje

Stiamo trascorrendo il periodo di cinquanta giorno che dalla Pasqua ci traghetta alla

Pentecoste

in cui la Chiesa rivive la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria Santissima.

C’è un altro periodo di cinquanta giorni che padre

Jozo Zovko

, il parroco di

Medjugorje

quando ebbero inizio le apparizioni, definisce, appunto “La mia

Pentecoste

a

Medjugorje

”. La Regina della Pace, oltre al luogo dove apparire, ha scelto anche il “Suo” Parroco. Se uno non conosce bene i fatti, è portato a credere, spontaneamente che, essendo Padre Jozo, parroco di

Medjugorje

, sia rimasto in quel luogo benedetto per chissà quanto tempo. Le cose non stanno così.

Occorre fare un passo indietro, perché la vita di padre Jozo, scelto dalla Madonna, è contrapposta alla figura di Tito che tanto male ha procurato alla Chiesa della ex Jugoslavia e non solo. Tito va al potere nel 1941, lo stesso anno in cui nasce padre Jozo. Da subito il Maresciallo inizia ad uccidere frati e cristiani, a demolire chiese, ad incendiare conventi. Il culmine delle sue azioni diaboliche, Tito lo raggiunse fra il 1942 e il 1945, quando la Provincia Francescana dell’Erzegovina perse ben 66 frati, 33 dei quali il 7 febbraio del 1945.

Padre Jozo, a quel tempo ha quattro anni e abita in una frazioncina poco distante da Siroki Brjeg dove i 33 frati furono fucilati e poi dati alle fiamme. E’ da questo martirio che nel giovane Jozo nasce il consapevole desiderio di rispondere alla chiamata che gli consentirà di rimpiazzare uno dei suoi confratelli uccisi e bruciati.

In genere, cerco di fare attenzione a quello che scrivo e alle parole che utilizzo, anche se i miei pensieri, nel loro insieme, sono dettati dal cuore e nascono spontaneamente. Ritengo questa premessa doverosa perché userò un termine che potrebbe apparire  fuori posto o sbagliato nel dire che padre Jozo fu relegato a

Medjugorje

. Relegare significa “allontanare, mandare  via qualcuno e costringerlo a vivere in una sede sgradita”. Questa spiegazione del termine “relegare” l’ho cercata sul vocabolario ed esprime perfettamente quello che padre Jozo fu costretto a subire.

E’ il 1980 l’anno in cui Tito muore. I successori si “scannano” per il potere e il Regime si inasprisce. C’è un frate francescano che procura molto fastidio e va tolto di mezzo. Si tratta di padre Jozo che, oltre ad essere sempre stato tenuto in alta considerazione dalla Conferenza Episcopale della ex Jugoslavia, ha una forte presa soprattutto nei giovani che, ascoltandolo e seguendo la sua testimonianza e coerenza di vita, non si iscrivono più al partito. Il regime spinge sull’Autorità Ecclesiastica, affinché questo frate, scomodo ed esplosivo, venga in qualche modo “disinnescato” e reso innocuo. Pertanto, per una convivenza “politicamente corretta” e al fine di evitare ulteriori inasprimenti, si conviene di “relegare” padre Jozo in quel luogo, povero, abbandonato e sperduto “fra i monti”: in quel

Medjugorje

del 1980.

La gestazione di un bambino, dal concepimento fino alla luce della nascita, dura nove mesi. E’ lo stessa durata della permanenza di Padre Jozo che arriva a

Medjugorje

nell’ottobre 1980 per rimanervi fino al 17 agosto 1981. In questo lasso di tempo, fra Jozo trascorrerà diversi giorni lontano dalla parrocchia che, per un disegno divino, apparentemente punitivo, gli è stata affidata. Infatti il padre a Natale del 1980 sarà a Zagabria per condurre un ritiro spirituale che aveva già in agenda e che durerà fino a capodanno del 1981. La stessa cosa si ripeterà qualche giorno prima dell’inizio delle apparizioni quando, padre Jozo tornerà in un convento di suore vicino a Zagabria per tenere loro gli esercizi spirituali che rappresentano un po’ la sua “specialità”.

A queste suore che dovevano pronunciare i voti definitivi, il nostro francescano chiede di pregare affinché la sua parrocchia riceva un dono particolare e che si metta in movimento, che si risvegli la preghiera, lo spirito dell’Amore e una fede sana e solida. Questi esercizi terminano il 24 giugno 1981 (iniziano le apparizioni), ma padre Jozo non rientra subito a

Medjugorje

perché impegnato in una ulteriore riunione a Zagabria con gli organizzatori dell’insegnamento di catechismo. In quel giorno, leggendo un trafiletto di giornale, apprende la notizia che un fulmine aveva procurato danni alla linea telefonica e per questo motivo non era riuscito ad avere notizie dalla parrocchia. Soltanto il 26 giugno a Mostar, dove il padre si ferma per fare visita alla mamma ricoverata all’ospedale, apprende da Draga Ivankovic, una sua parrocchiana, che la Madonna appare già da tre sere.

Dunque, Padre Jozo arriva a

Medjugorje

, ad apparizioni inoltrate, il 27 giugno 1981. Inizia la sua “

Pentecoste

” che si concluderà il 17 agosto con l’arresto. La maggior parte di questo periodo, padre Jozo lo vive nel buio interiore, mentre i suoi parrocchiani vedono una luce nuova. Dei sei

veggenti

, conosce soltanto Ivanka, una dei figli di una giovane donna di cui aveva celebrato il funerale nel mese di maggio. La morte di quella giovane mamma, arreca un grande dolore a Padre Jozo che cerca di condividere la sofferenza inconsolabile di quei bambini rimasti orfani di madre. Nel rivedere Ivanka e sapendo che fu proprio lei a riconoscere la Gospa con il Bambino fra le braccia, sulla collina, il buio e l’incredulità si infittiscono nel parroco di

Medjugorje

.

Ma la Madre celeste non abbandona il suo “Caro figlio” scelto per una missione speciale d’amore e di martirio. Padre Jozo, in una circostanza provvidenziale, aiuta i

veggenti

nascondendoli agli occhi della polizia segreta. Un giorno, mentre era solo a pregare in chiesa, chiede un “segno” e il segno arriva puntuale attraverso una voce interiore che gli dice “Esci e proteggi i bambini”. Il padre ubbidisce alla “voce” e, da quel momento, le tenebre lasciano prevalere una prima luce che diventerà splendente quando, anche a padre Jozo, apparirà la Regina della Pace in chiesa.

In quel periodo di cinquanta giorni che lo separano dall’imminente arresto, padre Jozo, ascoltando quanto gli riferivano i

veggenti

, attua il programma serale in parrocchia, chiesto dalla Madonna: due parti del rosario prima della messa; Credo, sette Pater, Ave, Gloria e la terza parte del rosario dopo la messa. E’ proprio mentre si pregava il secondo rosario prima della messa all’ora solita che la Madonna si manifesta anche a padre Jozo giungendo dalla parte dove canta il coro sopra l’ingresso principale.

Vicka si accorge che a padre Jozo sta accadendo qualcosa d’insolito. Il parroco, infatti, dopo qualche istante, interrompe le litanie per intonare il canto “Tota pulchra es, Maria” (Tutta bella sei, Maria). Da questo momento nessuno e niente fermerà padre Jozo dal credere che la Regina della Pace scende fra noi ogni sera.

Il Regime è sempre in agguato e aspetta l’occasione propizia per togliere di mezzo definitivamente un prete considerato un “controrivoluzionario”. Non trascorre molto tempo, quando padre Jozo, commentando un passo biblico, paragona i quarant’anni dell’Esodo degli Ebrei dalla schiavitù dell’Egitto, ai quarant’anni di schiavitù comunista che si celebrava in quello stesso anno. Il movente è sufficiente per arrestare il parroco: è il 17 agosto 1981 e sono trascorsi esattamente cinquanta giorni dal suo arrivo a

Medjugorje

ad apparizioni già in atto.

Gesù ha promesso “Non vi lascio orfani, vi manderò lo Spirito Santo”. Così, padre Jozo, unito al suo popolo ha sperimentato in questa sua “

Pentecoste

” a

Medjugorje

che lo Spirito Santo ha mandato la sua Sposa, nostra Madre, a consolare una giovane rimasta orfana, ma soprattutto a rafforzare la fede di un semplice frate per affrontare, con coraggioso martirio, anche il carcere. La condanna deve essere esemplare, per cui vengono inflitti trentasei mesi di carcere duro, dei quali, padre Jozo, ne sconterà “soltanto” diciotto. Ma questa è un’altra storia che mi coinvolge personalmente e, se mi sarà concesso, la racconterò un’altra volta.

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