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Il disastro del Vajont e la visione di Don Guido Bortoluzzi

17
OTT
2013
archiviato in attualità

Sono trascorsi cinquant’anni dalla

tragedia

del

Vajont

, avvenuta il 9 ottobre 1963: una gigantesca frana staccata dal Monte Toc fece tracimare le acque del bacino, provocando la distruzione di paese interi e la morte di 1.910 persone.

Recentemente, sono venuto a conoscenza della storia di Don

Guido Bortoluzzi

, morto nel 1991. Tra il 1968 e il 1974 ricevette dal Signore 8 rivelazioni sulle origini della Terra e l’Uomo, di cui ne parleremo la prossima volta. Oggi vi racconto la sua visione avuta nel 1945, riguardante la catastrofe del

Vajont

e tratta dal sito genesibiblica.eu

Nel primo anno del suo ministero a Casso egli ebbe un sogno profetico. Vide, con 18 anni d’anticipo, l’enorme frana staccarsi dal monte Toc invadere il bacino del lago del

Vajont

e l’acqua tracimare con forza oltre la diga e incanalarsi spaventosamente per la stretta e ripida valle che porta a Longarone.

Vide la massa d’acqua scendere precipitosamente a zig-zag verso il paese e spazzare via case, strade, piazze, chiesa, municipio, cimitero... quindi l’enorme distesa piatta e gialla di limo ricoprire ogni cosa appiattendo tutto. Vide i morti e quelli che stavano per morire mentre annaspavano disperatamente fra gli spasimi cercando di salvarsi. Ne riconobbe molti, fra i quali anche l’Arciprete di Longarone mons. Bortolo Làrese e il suo cappellano e parente don Lorenzo Làrese.

Sconvolto, cercò di responsabilizzare i paesi interessati inviando ai rispettivi sindaci e parroci lettere circostanziate. Descrisse perfino la linea di demarcazione tra le case che sarebbero state travolte e quelle che sarebbero rimaste illese. Ma, a quell’epoca, la diga e il lago del

Vajont

non c’erano ancora
e, dunque, non fu preso seriamente. Tutti ne risero, ma molti di costoro persero la vita diciott’anni dopo. Incominciava così per don Guido il calvario di essere considerato un personaggio strano.

Don Guido però non rivelò nelle sue lettere e nei suoi appunti la descrizione di una scena che, nella medesima visione, precedeva la catastrofe e che mi raccontò a viva voce. Vide snodarsi lungo le vie di Longarone una processione formata da alcuni giovinastri che portavano infilati su bastoni i genitali 37 di bovini raccolti al macello comunale intonando frasi blasfeme e irripetibili sull’aria delle Litanie Lauretane: “Santa..., ora pro nobis” con evidente atteggiamento di scherno. Dedusse che l’episodio avvenne qualche ora prima della caduta della frana dalla luce del tramonto della scena che vide.

Il fatto che il Signore abbia fatto vedere a don Guido la catastrofe in stretta sequenza logica con quella infelice e blasfema processione ci spinge a credere che fra i due eventi ci fosse un nesso per far capire a noi uomini come un nostro comportamento irrispettoso possa alienarci la protezione di Dio. Dio non castiga: Dio, quando viene respinto, solamente si astiene dalla Sua protezione nel rispetto della libertà che ha dato all’uomo.

Don Guido tuttavia ripeteva: “È improprio chiamarlo

castigo

di Dio perché Dio non è vendicativo. Non è Dio che manda i castighi, anche se questo è il termine che usa la Bibbia per far intendere che tra due fatti c’è un nesso di causa-effetto. Il

castigo

ce lo diamo noi stessi perché è la naturale conseguenza dell’allontanamento dalla protezione di Dio. Purtroppo in questi casi vengono coinvolti degli innocenti.

Ma la colpa non è di Dio. Anzi, stiamone certi, Dio è vicino alle vittime innocenti e spiritualmente le sostiene. Dio ha a cuore la salvezza di tutti, quella eterna. Inoltre, la parte più pesante della sofferenza, specialmente quella degli innocenti, la porta Lui stesso. Certo è che se il Signore mal sopporta che Lo si bestemmi, non permette che s’insulti la Vergine Immacolata!”.

Ovviamente il cedimento del Monte Toc era già in corso da mesi. È chiaro che non si può attribuire a Dio l’improvviso franamento perché è un fatto naturale. La protezione di Dio non evita le calamità naturali, ma può evitare che si assommino gli errori umani e, in particolare, che le persone arrivino alla conclusione della loro vita impreparate.

Al tempo della sciagura del

Vajont

, avvenuta nella tarda serata del 9 ottobre del 1963, don Guido da dieci anni era partito da Casso ed erano passati diciott’anni dalla visione. Molti avevano dimenticato la sua

profezia

ed erano andati incontro alla morte.

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1 commenti presenti:
# 1 del 30/10/2013 17:58:00 di Bianca Maria Brayda
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Le rivelazioni sull’origine dell’uomo avute da don Guido sono, a mio parere, straordinarie e illuminanti; sono contenta che se ne parli. All’inizio, quando le lessi rimasi perplessa, poi ho approfondito la lettura e ho visto che come in un magnifico puzzle tutti i tasselli andavano al loro posto. Noi non discendiamo dalle scimmie o dal caso, siamo stati creati da DIO perfetti e Adamo con il peccato originale ha tarato per sempre la specie umana. Benedetto XVI ne era a conoscenza e ne ha parlato nel 2010. Spero che papa Francesco ci illumini sull’argomento, io accetto fin da ora quello che dirà, perché sarà assistito dallo Spirito Santo




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