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Miracolo di San Leopoldo a Loreto
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Il Martirio: un cammino di santità ed amore

9
FEB
2015
archiviato in medjugorje

Martedì 10 febbraio 2015 ricorre la memoria del Beato Cardinale

Alojzije Stepinac

e, a Medjugorje, sarà anche il giorno in cui si ricorderanno i frati uccisi al termine della Seconda Guerra Mondiale e nel periodo postbellico.

Ci furono pure i parrocchiani uccisi nel corso delle due Guerre Mondiali e di quella avvenuta in terra bosniaca dal 1991 al 1995.


La memoria liturgica del Beato Cardinale Stepinac, che fu Arcivescovo di Zagabria, si colloca al centro di due eventi che riguardano il Martirio dei frati francescani: il primo il 7 febbraio 1945 a

Siroki Brijeg

con trenta frati fucilati per mano dei “Titini” e poi gettati alle fiamme; il secondo una settimana dopo, il 14 febbraio dello stesso anno in cui sette frati, sempre per mano dei partigiani di Tito, sono stati gettati nel fiume Neretva a Mostar, dopo essere stati anch’essi fucilati. (vedi articolo Medjugorje compie 70 anni: dal concepimento alla luce della Gospa).

Il 10 febbraio è anche il giorno in cui fa ritorno alla Casa del Padre, il “Dolce Cristo in terra” Pio XI°. A solo otto anni dall’Anno Santo del 1925, il Papa lombardo, nativo di Desio, decise di indire un Anno Santo straordinario tra la Pasqua del 1933 e quella del 1934, per celebrare il diciannovesimo centenario della Redenzione. In questa occasione chiede che vengano erette delle croci sulle alture più significative in ogni parte della terra.

A Medjugorje, l’allora Parroco, Padre

Bernardin Smoljan

, il 21 gennaio 1934 convoca la sua piccola e povera Comunità e propone la costruzione di una

croce

sul monte Sipovac. I parrocchiani di Medjugorje accettano e iniziano con entusiasmo un nuovo cammino e con coraggio affrontano l’ardita impresa di quella Croce che “faceva parte del disegno di Dio” (cfr Mes. 30.08.1984) il 12 febbraio dello stesso anno.

Troviamo, dunque, almeno due date importanti che costituiscono una sorta di “ponte” in questa “settimana santa” e di Martirio che va dal 7 al 14 febbraio 1945: il 10 e il 12 febbraio. A richiamare la nostra attenzione, ma soprattutto la nostra riflessione, sono altre “coincidenze”. Nel 1934, l’anno della costruzione della bianca Croce di Medjugorje, il Beato Cardinal Stepinac viene nominato Vescovo di Zagabria il 24 giugno, a soli 36 anni. Nel 1945, l’anno in cui vengono uccisi i nostri frati francescani, Mons. Stepinac viene arrestato il 17 maggio e condannato a 16 anni di lavori forzati. Ammalatosi, per le persecuzioni subite, fu confinato agli arresti nella casa parrocchiale di Krasic, dove ri-nascerà al Cielo il 10 febbraio 1960.

Anche il 1960 è un anno significativo, infatti, non è casuale che il 4 luglio di quell’anno, Padre

Jozo Zovko

, Parroco di Medjugorje all’inizio delle apparizioni, indossi per la prima volta l’abito francescano. Se Zagabria fu Sede Vescovile del Card. Stepinac, oggi rappresenta la “forzata” dimora di Padre Jozo.

L’anno scorso si sono celebrati 80 anni della costruzione e della celebrazione della prima S. Messa ai piedi della bianca Croce. In quell’occasione, l’attuale Parroco di Medjugorje, Padre Marinko disse: «Un piccolo monte è divenuto un monte di trasfigurazione. Oggi noi, come parrocchia di Medjugorje, facciamo memoria di un grande evento: gli ottant’anni trascorsi dall’edificazione della Croce sul monte Sipovac. Da quel giorno, quel monte ha ricevuto un nome nuovo:

Krizevac

. È avvenuto un cambiamento, una trasformazione. E tale trasformazione è continuata, non si è fermata solo al nome dell’altura. Soprattutto a partire dal 1981, quel monte è divenuto un monte di trasfigurazione. Su quell’altura, molti hanno vissuto la trasfigurazione della propria vita. Oggi, nell’ottantesimo anniversario dell’edificazione della Croce sul

Krizevac

, possiamo dire che i nostri antenati trasformarono non solo del cemento, del calcestruzzo, dell’acqua e tutto il resto, ma trasformarono loro stessi, la loro fede, la loro speranza e carità.Noi dobbiamo continuare questa trasformazione interiore; dobbiamo continuare ad edificare noi stessi sul

Krizevac



Anche il Padre Provinciale dei Francescani dell’Erzegovina, Dott. Fra Milienko Steko, aveva tenuto una breve, edificante riflessione: «E’ un po’ imbarazzante per me, parlare di cose che portano in sé un mistero che non conosciamo appieno, mentre Dio ha dato a voi e a noi una grande missione. Tutto questo faceva parte di un progetto della Provvidenza Divina che ha toccato il cuore di fra

Bernardin Smoljan

, il cuore dei parrocchiani. Essa tocca oggi anche i nostri cuori. Siamo fieri di questi grandi doni dello Spirito, come fra Bernardin che, insieme ad altri nostri frati, nel febbraio del 1945, ha versato il proprio sangue in una morte atroce nel fiume Neretva. Tutto questo è raccolto in un fascio di dolore e di sofferenza, ma soprattutto d’amore e di tutto ciò che d’invisibile il

Krizevac

rappresenta».

Questo “fascio di dolore e di sofferenza, ma soprattutto d’amore” viene descritto e svelato dalla Regina della Pace nel suo messaggio del 30 agosto 1984 “Cari figli, anche la Croce faceva parte del disegno di Dio quando voi l’avete costruita. Particolarmente in questi giorni recatevi sul Monte e pregate sotto la Croce. Le vostre preghiere mi sono necessarie”.

Il “Disegno di Dio” in questo caso, rappresenta più che mai un “fascio di dolore e di sofferenza, ma soprattutto d’amore” tratteggiato dal Martirio dei nostri fratelli francescani, dal martirio silenzioso e nascosto di Padre Jozo e da quello del Beato Cardinale Stepinac. Il Martire, Arcivescovo di Zagabria, in una sua lettera inviata ad un amico, scrive: «Gli uomini si lamentano perché ci sono le spine sulle rose; invece dovrebbero lodare Dio, perché sulle spine crescono le rose. Stiamo certi che sulle spine di oggi cresceranno bellissime rose, forse prima di quanto possiamo pensare. Tutti noi vorremmo vederle».

La Regina della Pace nel suo messaggio a Marija il 25 gennaio scorso ci dice “Iniziate di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta in mezzo a voi per questo”. L’entusiasmo di cui parla la Gospa è lo stesso che animò i Parrocchiani di Medjugorje quando iniziarono il faticoso cammino della costruzione della bianca Croce. Da quella Croce è iniziato anche il cammino d’amore dei nostri Martiri Francescani. Per questo la Madonna è ancora in mezzo a noi.

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