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mercoledì 17 febbraio 2016:
Miracolo di San Leopoldo a Loreto
A Loreto si grida già al miracolo di San Leopoldo. A dare l’annuncio stamattina lo stesso Arcivescovo delegato pontificio di Loreto e della basilica di Sant’Antonio da ... leggi tutto
 
il blog di Guarda Con Me

Quaresima con la Via Crucis sul Krizevac

19
FEB
2015
archiviato in spiritualità

Nel tempo di

Quaresima

, preghiamo uniti questa

Via Crucis

, molto incisiva perché è un dialogo diretto:

Gesù

ci parla in prima persona.

L’AGONIA AL GETSEMANI
In quella notte la luna era innalzata già in cielo. Il suo chiarore rendeva visibile ogni cosa, ogni luogo: tutto appariva più palpabile e prossimo. La cena, quella Cena, che ardentemente ho desiderato, era stata consumata secondo la tradizione.
Prima che quella mia Cena si fosse compiuta ho voluto lavare i piedi ai miei. Ho voluto dimostrare loro come dovevano servirsi vicendevolmente, umiliandosi e chinandosi per togliere le impurità, non dei piedi, ma del cuore.
Allo stesso modo, non a parole, ma con visibile forma e con tangibile sostanza, ho voluto lasciare tutto Me stesso, tutto il mio Corpo spezzato e tutto il mio Sangue versato, nel pane e nel vino, mangiato e bevuto in quella prima Cena.
Anche a Giuda avevo lavato i piedi. Uscì per primo per compiere ciò che da tempo aveva in cuor suo di compiere.
Anche Giuda si era lasciato lavare i piedi, ma il suo cuore era rimasto non puro.
Al canto dei Salmi antichi, ci incamminammo per il luogo a Me caro. Il Getsemani era diventato il mio  giardino. Non possedevo nulla, ma quel giardino, lo sentivo tutto mio. Anche quella notte, quando i miei non riuscirono a vegliare e a pregare, mi inginocchiai su quel sasso mio, vicino al torchio per la spremitura delle olive. Nella preghiera, in quel giardino mio del torchio delle olive, mi sentivo in intima unione al Padre mio. Quella notte, sapendo e sentendo ciò che da lì a poco ero chiamato a provare, la mia volontà umana era così lontana dalla volontà del Padre.
Era questa l’agonia mia, la lotta interiore del cuore mio; la lotta che mi fece tremare e sudare sangue, non solo acqua.
Il demonio mi assalì come quando rimasi per quaranta giorni nel deserto. Ero sfinito e sentivo la tristezza nell’anima mia fino a morirne. Nella preghiera, nell’ardente desiderio di compiere non la mia, ma la volontà del Padre mio, trovai la forza, ma soprattutto l’amore, di andare a ricevere il bacio traditore. In quel momento mi sentii unito alla volontà del Padre.
Le vostre intenzioni, la volontà vostra sono, spesse volte, rivolte al bene, all’amore, alla verità. Come ho fatto Io, con lo sguardo su quel mio sasso e la preghiera rivolta al Padre, se non fate anche voi così, le vostre intenzioni e la vostra volontà vi allontaneranno dal compiere il bene, dal manifestare l’amore, dal vivere nella verità.
Come la Madre mia, anch’io ancora vi ripeto: “Pregate, pregate, pregate!”

I^ Stazione - CONDANNATO A MORTE
Io, mandato dal Padre, per condannare il peccato e salvare il peccatore, fui da peccatori condannato pur senza alcun peccato.
La morte mia era già segnata da quel bacio di Giuda. Fu quel bacio traditore a farmi morire, più della condanna di Pilato scaturita più dalla paura di perdere il suo potere che dalla convinzione che io fossi colpevole.
Il bacio di uno che fino alla fine, ho chiamato “Amico”, fu la mia condanna.
Non fu, dunque, la flagellazione e nemmeno la corona di spine, che pur dolori e sofferenze indicibili mi arrecarono, a farmi morire. A tutto questo sono resistito per amore.
E’ stato un gesto d’amore a farmi morire: un bacio.
Un bacio traditore per bocca di un mio discepolo e Apostolo; un bacio falso di uno che mi seguiva con i piedi, ma non con il cuore.
Quella di Giuda, era diventata la bocca traditrice, falsa e viscida di satana che colpisce tanti a me vicini.
Così, infatti, nessuno era presente alla mia condanna. Quelli che mi seguivano si erano nascosti, tremanti e impauriti come ladri a cui era stato tolto il bottino.
Il processo era iniziato al canto del gallo, alle prime ore del giorno. Anche Pietro mi aveva già rinnegato.
Pilato, per timore di infrangere la pace, manda a morte la Pace.
Ascoltate la Regina della Pace, in Lei, vive la Pace.

II^ Stazione - ABBRACCIO LA CROCE
Giuda, con un gesto camuffato d’amore, mi ha abbracciato con un bacio di morte.
Io, con un gesto d’amore estremo, abbraccio il legno della Croce e lo bacio perché abbiate la vita. Nell’abbracciare quel legno, subito tinto e benedetto dal mio sangue, rammentavo i miei primi anni con Giuseppe. Affiorava soave nel mio cuore spezzato, la fragranza della resina che lacrimava dal legno tagliato ancora verde e assaporavo l’amarognolo profumo del legno secco e stagionato.
Il legno della Croce aveva un odore di odio, ma soprattutto era un legno pesante.
La folla, nel vedermi con addosso la Croce, cessò il suo vociare inferocito contro di me. Potevo così, udire il tremante e incerto scalpitio degli agnelli che, muti, avanzavano verso la piscina per essere lavati prima del rito pasquale. Anch’Io ero Agnello muto che, tremante, mi incamminavo per lavarvi con il mio Sangue che stavo versando.
Sotto quel peso, la mia veste si univa, appiccicata, alla mia carne straziata e la mia spalla cominciò ad aprirsi lasciando affiorare le mie ossa.
La corona di spine che penetrava nel mio capo sprofondava in quel legno già intriso del mio Sangue.
Mentre mi incamminavo, spronato da bastoni e tirato da funi, pensavo a mia Madre: ne sentivo il respiro, il pianto, il dolore.
Anche voi, quando vi incamminate per le vie dolorose, invocate la Madre, vostro sostegno, vostra forza.

III^ Stazione - LA PRIMA CADUTA
Il mio percorso ha inizio. Oppresso dal peso della Croce e soppresso dagli insulti dei carnefici; tirato con corde e spinto con bastoni e lance; strattonato dalla folla, arrivò, violenta, la mia prima caduta. Dovevo aver percorso soltanto pochi metri. La corona di spine rotolò, sobbalzando fino a fermarsi in un pantano di terriccio inzuppato d’acqua e liquami. Pensavo di essermene liberato, ma mani svelte e sudice, me la riconficcarono nuovamente. Il boato delle voci arrabbiate e maledicenti delle guardie si inasprì, dovendo loro alzare la Croce sotto la quale ero rimasto schiacciato. Questa fu la mia prima caduta.
Voi, ne meditate soltanto tre. In realtà, Io giunsi in cima al Monte, con il corpo più a terra che curvo sulle mie gambe. I miei passi erano corti e costretti dalle catene. Ad ogni mia caduta sentivo gli Angeli che mi aiutavano a risollevarmi, ma non potevano sostenere e portare la Croce al posto mio. Il portare la Croce, era compito mio.
Ogni mia caduta permette a voi di rialzarvi dal peccato. Invocate il vostro Angelo custode perché vi aiuti a rialzarvi e vi sostenga nelle cadute della vostra vita.
Questa mia prima caduta aumenti la vostra fede. Chiedete l’aiuto a mia Madre: la sua, fu una fede luminosa in un totale abbandono al Padre mio.

IV^ Stazione - L’INCONTRO CON MIA MADRE
La Madre mia amatissima e addoloratissima, sempre l’avvertivo al fianco mio durante quel mio Calvario. Soffrivo anche pensando e sentendo il suo soffrire. Poi, quasi all’improvviso, come in una visione, realmente la incontrai.
Fu un attimo lungo come l’eternità e breve come un battere di ciglia. In quell’istante, troppo lungo per il dolore che con me provava e troppo corto per l’amore che uguale al mio emanava, mi parve come tornare rinchiuso nel suo Grembo di luce e di pace. Io, quasi dissanguato, ormai, sentivo ripulsare le vene del suo sangue purissimo di Madre: fu una trasfusione d’amore.
I miei occhi erano ricoperti di poltiglia, i suoi, velati da dense lacrime.
Fece in tempo a dirmi soltanto: “Figlio mio, Dio mio”.
Mi diede forza con le parole del suo silenzio, mi annientò il suo dolore.
Una spada le fu preannunciata e ora il suo Cuore, come il mio, sanguinava.
Quando mi contemplate Crocifisso, chiedete alla Madre mia che vi doni i suoi occhi; quando mi volete dire qualcosa, chiedete la sua bocca; quando mi volete staccare dalla Croce, chiedete le sue mani; sempre chiedete l’Amore di mia Madre.

V^ Stazione - AIUTATO DAL CIRENEO
Lo strazio che mia Madre provava mi stracciava il cuore. Soffrivo anche per il suo patire. La Croce mi schiantava le membra, il ricordo di mia Madre mi schiantava l’anima.
Mi ritrovai, ansimando, bocconi, col volto verso terra: il cuore mi sobbalzava fino a scuotere le catene. Fu allora che i miei aguzzini temettero che non sarei arrivato vivo alla meta della crocifissione. Non dovevo morie per via.
Requisirono prepotentemente Simone, uno straniero della Cirenaica, che tornava pacifico dal lavoro nei campi con i suoi tre figli.
Fu obbligato a portare la Croce: la mia Croce divenne anche la sua. I suoi giovani figli piangevano per la separazione dal padre e temevano per la sua vita. Mentre mi rialzavo lo fissai con amore. Simone si acquietò come un agnello, non mi toglieva lo sguardo di dosso. Sentivo che già mi stava amando e amava anche la mia Croce. Fu l’inizio della sua conversione. La sua ripugnanza all’imposizione della mia Croce, si trasformò in dolorosa compassione. Se il bacio di Giuda fu il primo di tanti baci traditori, quello di Simone il Cireneo, fu il primo atto d’amore a cui seguono tanti gesti nascosti e silenziosi, ma così efficaci nel sostenere la mia Croce.
Ogni volta che portate aiuto ad un vostro fratello, con amore, togliete una spina dal mio Cuore, alleviate il dolore al Cuore di mia Madre.

VI^ Stazione - UNA DONNA MI ASCIUGA IL VOLTO
Io, Figlio di Dio e Dio Io stesso disceso dal Cielo per sollevare l’uomo e per ridare all’uomo caduto nel peccato la sua dignità, dopo essere stato sollevato dall’uomo di Cirene, una donna rende meno indegno il mio volto. Se il cordone di protezione del mio corteo si ruppe per obbligare Simone di Cirene a portare con me la mia Croce, una donna di Gerusalemme rompe il cordone di protezione per venirmi incontro. Dopo lo sguardo dolcemente penetrante e amaramente tenero della Madre mia, un’altra donna compie un gesto d’amore.
Non fu facile per lei seguirmi nei miei spostamenti. Amava ascoltarmi, in disparte e nel nascondimento.  Aveva meditato a lungo la mia Parola e ora vuole metterla in pratica e testimoniarla.
Incurante della folla e lottando contro la feroce trincea del potere terreno, mi allungò un velo. Me lo passai sul volto: avvertii la carezza soave di Maria e il bacio paterno di Giuseppe di ogni sera quando, fanciullo, mi addormentavo nel Seno del Padre mio.
A voi è stata affidata una lama. Può essere tagliente ed uccidere. Può, se passata e resa incandescente dalle fiamme dell’amore, rimarginare le ferite. Siete stati creati liberi. Mia Madre vi ha detto che la vostra libertà è la vostra debolezza. Ricorrete  al suo aiuto materno per rimarginare le ferite ed essere velo che dona dignità a chi è senza volto.

VII^ Stazione - LA SECONDA CADUTA
Anche l’aiuto di Simone, uomo forte e abituato alla fatica, non basta a sostenere la Croce. Io tremavo dalla febbre, lui barcollava come fosse ubriaco. I nostri piedi si accavallarono e cademmo rovinosamente entrambi. Anch’Io cado insieme all’uomo. Avrei voluto lasciarmi abbandonare alla morte, ma non avrei compiuto il volere del Padre e non avrei compiuto ogni cosa. Schiacciato come sotto una macina, Simone mi guardò: i suoi occhi parlavano, anzi, urlavano e mi spronavano a reagire. Io, venuto al mondo per sollevare l’uomo dal suo peccato, vengo nuovamente spronato da un uomo a rialzarmi. Anche questo ho provato in questa mia via del dolore. Sì, anch’Io ho bisogno del vostro aiuto. Ogni volta che, esausti, imbevuti dal dolore, pentiti di aver toccato la polvere, con la faccia stravolta dal vostro peccato, vi trascinate al confessionale, il perdono che vi rialza per un nuovo cammino, risolleva anche me. Concedere il perdono è per me gioia; è la gioia del pastore che si riappropria della pecora smarrita, è la gioia del Padre misericordioso che abbraccia il figlio depravato, correndogli incontro. E’ il riconoscervi peccatori pentiti e bisognosi della mia Misericordia che mi dona la forza di raggiungere la cima per attirare tutti a me.
Chiedete sempre alla Madre mia la grazia di una sincera Confessione e di una piena contrizione. Lei è la tutta Misericordiosa.
Questa mia caduta è la vostra speranza.

VIII^ Stazione - INCONTRO LE DONNE IN PIANTO
Si deve continuare. Un ultimo, straziante sforzo. Sento che il Padre mio mi sostiene. Non mi sento solo anche se morso dalla sofferenza, anche se tutto sta crollando. E’ il pever’uomo accanto a me, che con me e per me, mi sta dando tutto di sé, a farmi sentire la vicinanza e l’Amore del Padre.
L’umanità che è in me è ridotta a una traballante fiammella esposta alle intemperie; ma la divinità e l’amore che sono in me, superano il dolore, il male, le piaghe.
In quell’ultimo, aspro pezzo di strada, si fa vivo e forte il lamento e il pianto di un gruppo di donne. Erano donne abituate a drammatizzare ai funerali. Ora però, non stanno recitando, piangono lacrime sincere e soffrono per me. Non so dove ho trovato la forza di parlare loro. Non volevo che si disperassero per me, piuttosto preferivo che si preoccupassero dei mali del mondo. Nei volti di quelle donne rivedevo e ricordavo tutte le donne che avevo incontrato nei miei tre ultimi anni.
Dalla suocero di Pietro, alla povera donna che aveva donato l’unica sua monetina al Tempio; dall’emorroissa che toccò il lembo del mio mantello, all’adultera non lapidata; da Marta e Maria, alla vedova di Nain cui avevo riportato in vita il figlio morto.
Quest’ultima mi commosse fino alle viscere: in quell’incontro pensavo a mia Madre, a quello che sarebbe accaduto anche a lei e che ora, stava per accadere.
Alle mamme che piangono i figli morti nella carne, o quelli vivi ma morti dentro, dico: “Non piangete, invocate e imitate mia Madre. Rimanete con lei ai piedi della Croce: riceverete la guarigione del cuore e grazie particolari”

IX^ Stazione - LA TERZA CADUTA
Ancora qualche metro, pochi passi. Manca poco, quel poco che basta per cadere nuovamente.  E’ la caduta più dolorosa. Stroncato nel corpo e straziato nello spirito, urto rovinosamente a terra col volto che sprofonda fra i duri sassi. Simone viene allontanato, picchiato e oltraggiato. La sua croce inizia soltanto ora.  Avevo sempre parlato del chicco di grano che deve morire nel profondo terreno per dare il suo frutto e venire alla luce. Mi sentivo ridotto ad un piccolo seme sprofondato nel buio. Come il mio Cuore, così il cielo si appesantisce di nubi scure che si rincorrono sospinte da un vento tempestoso.
Vengo rialzato e sostenuto come un sacco pesante da buttare a mare; vengo trascinato e sbattuto accanto a due uomini che lanciano grida sgraziate e feroci.
Insieme al Cireneo vengono allontanati anche quelli che non servono più. Il percorso, la mia via così dolorosa era terminata. Altri  percorsi dolorosi mi attendono.
Penso a mia Madre, non la vedo, ma la sento così vicina. Quanto amore mi ha donato. Ora, avvertivo tutto l’amore che la Madre mia mi ha voluto. Se non avessi avvertito questo suo amore, sarei già morto.
Questa caduta riversi su voi tutto l’amore che mia Madre ha avuto per me. La vostra fede senza l’amore, senza le opere per amore mio, muore.

X^ Stazione - MI VENGONO TOLTE LE VESTI
La morte in croce condanna l’uomo a salirvi nudo. I brandelli a cui erano ridotte le mie vesti, vengono strappati con violenza, così da ridurre in brandelli anche quella poca carne rimasta intatta nella flagellazione. Tutto mi viene tolto. Sono ricoperto soltanto dalle mie piaghe e sono rivestito soltanto dal mio sangue. Sentivo nel cuore la preghiera di supplica della Madre mia, rivolta al Padre, perché venissi ricoperto. Prima che la preghiera della Madre mia addolorata terminasse, già il Padre mio l’aveva esaudita.
Un giovane, indignato e puro, mi gettò un velo che avvolsi ai fianchi. Oltre alla veste mi tolsero la tunica che la Madre mia dolcissima aveva tessuto per me; era un pezzo unico, inconsutile.
Da sempre questa tunica, senza cuciture, rappresenta per voi la mia Chiesa.
Gli sgherri non se la sono divisa, ma giocata ai dadi. L’anno tenuta unita. Quello che non hanno compiuto i miei aguzzini, è stato fatto nei secoli  dagli uomini, uomini che dovevano tenere unita la mia tunica, la mia Chiesa.
E’ la mia Chiesa strappata a farmi sentire nudo e che mi fa perdere la dignità; è la mia Chiesa divisa a farmi spargere gli ultimi fiotti di sangue.
Con mia Madre, accanto alla Madre della chiesa, rimarginate le ferite con la preghiera.
Con mia Madre, rivestite la mia Chiesa lacerata, con le opere di carità.
Con mia Madre, uniti a lei, riunite la mia Chiesa, la mia tunica, il mio Corpo.

XI^ Stazione - INCHIODATO ALLA CROCE
Dopo tanti schiacciamenti e dopo tanto peso di Croce portato, mi adagio su quel mio altare, patibolo di Redenzione.
Allargai le braccia: Io stesso sono Croce.
Aprii gli occhi rivolti verso l’alto: Io stesso sono Cielo.
Balbettai con la bocca una preghiera al Padre mio: Io stesso sono Parola.
Le mie ossa le sentivo sgretolare, ridursi in briciole come sabbia che si posa sul fondo del mare, così Io mi posai sulla mia Croce.
Ripresero le sofferenze umanamente insopportabili. Mi tirarono le braccia e i piedi a misura di Croce. Urlai: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Io stesso sentivo l‘abbandono di un amore inesorabile per ciascuno di voi. Su quella Croce, dopo che la stessa Croce fu sopra di me, sentivo che nessuno aveva e avrebbe sofferto come me e che nessuno era morto e sarebbe morto come stavo per morire Io, perché Io sono la Vita stessa.
Nel mio Spirito nasceva in me la consapevolezza che nessuno era stato e sarebbe stato punito come peccatore , come lo sono stato Io, perché Io sono senza peccato alcuno.
Io, puro e ricolmo d’amore traboccante come Dio, venivo gravato di pesi, di dolori, di odio, per sollevare l’uomo caduto.
Io su quella Via dolorosa sono andato sulle tracce della pecora smarrita per salvarla e per sollevarla.
Io, come un agnello che viene sacrificato innocentemente e inconsciamente, consciamente mi faccio sacrificio proprio perché innocente e puro.
Innalzano la Croce. Uno sconquasso trema la terra e le mie viscere sobbalzano come quelle di una partoriente.
E’ lo stesso dolore di mia Madre che, solo ora soffre i dolori di un parto universale.
Invocatela e confidate in lei, per ogni creatura.

XII^ Stazione - MUOIO SULLA CROCE
Ecco il mio trono.  Eccomi finalmente incoronato Re. Nato in una stalla fredda e buia, vivo gli ultimi momenti miei terreni, appeso ad una Croce, sospeso fra Cielo e terra.
Vedo tutti e tutto da qui, ma il mio cuore è sprofondato e sospinto verso il baratro e il buio. Non posso alzare nemmeno il capo verso il Cielo, il mio Cielo: la corona di spine me lo impedisce. Il dolore è lancinante, il respiro è affannoso, cerco di rallentarlo perché ad ogni movimento del petto, le braccia sembrano staccarsi.
Per pronunciare qualche parola devo puntare i piedi, ma le gambe non le sento più: sento solo come un fuoco che sale da quel benedetto chiodo.
Più aumenta disperatamente il dolore, più aumenta il mio già sconfinato amore per voi. Sento la morte vicina. Voi vedete la morte come un fatto. Io vivo questa mia morte, come un segno d’amore per ciascuno di voi.
Ho sete, ma non bevo: ho sete di anime.
Ho una Madre che fra un po’ rimarrà orfana di Figlio: le dono ogni figlio che vorrà essere suo. “Figlio, ecco tua Madre”. Lo dico anche a voi ora. Giovanni la prese con sé, e voi?
L’Angelo salutò la mia dolcissima Madre chiamandola “Piena di grazia”. Più che un saluto era una profezia. Ora, sotto la Croce, la Madre mia è pienamente ricolma di Grazia. Giovanni, ognuno di voi, siete questa grazia per lei.
Vedo il Paradiso, il Padre mio mi mostra già il mio volto radioso di luce e di Risurrezione.
“Oggi sarai con me in Paradiso”.  Voglio entrarvi, ritornare al Padre mio, non da solo, ma con un malfattore pentito. Entro, faccio ritorno al Cielo con ciascuno di voi. Rimanete uniti alla Madre mia: è lei la porta del Cielo.
Chi crede in me, non muore. Vi attendo: Io sono la vera Vita, la Luce piena.

XIII^ Stazione - DEPOSTO DALLA CROCE
Dalla Croce non si scende che da morto. Al momento del mio ultimo, profondo sospiro, mi sentivo sorretto dalle braccia del Padre mio. Morii, abbandonandomi totalmente a Lui.
Il Centurione romano, a piene mani, trafisse il mio Cuore con una lancia. Il giovane soldato aveva una grave malattia agli occhi che, a sua insaputa, in breve tempo lo avrebbe portato a completa cecità. Dal mio Cuore trafitto, scaturì, abbondante, un fiotto di Sangue misto ad Acqua, violento e placido insieme. Violento da bagnare entrambi gli occhi del Centurione che guarì all’istante, placido da arrecare serenità, pace e calma interiore al suo cuore turbolento.
Il Sangue e l’Acqua che zampillò come feconda sorgente di Misericordia aveva aperto gli occhi a chi, fino a qualche momento prima mi aveva maltrattato, ma ancor più, aveva aperto il suo cuore alla fede in Me, suo Salvatore e Signore.
Con estrema delicatezza, Giuseppe e Nicodemo, mi fecero scivolare dalla mia Croce. Longino, così soprannominarono il Centurione, mi prendeva dalle mani degli altri due per posarmi sulle ginocchia della Madre. Morto, mi sentivo rinascere.
La Madre mia non mi lasciò seppellire finché non mi ebbe lavato, pulito, e profumato. Baciava ogni mia piaga e ad ogni bacio avvertiva, in cuor suo, che quelle erano piaghe che non sarebbero imputridite.
Con le sue mani sante e pure mi chiuse gli occhi e sentiva il calore della loro luce.
Mi chiuse anche la bocca e sentiva le mie parole d’amore per lei.
Baciò, infine, il mio costato trafitto e sentiva che fra non molto avrebbe ripreso a battere, a palpitare, a pulsare tutta la Misericordia contenuta nel mio Cuore senza misura d’amore per lei e per ciascuno di voi.
Lasciate baciare, anche voi, le piaghe e le ferite vostre dalla Madre mia Misericordiosa.

XIV^ Stazione - NEL SEPOLCRO
La Madre non mi abbandonò mai: se avesse potuto, mi avrebbe deposto nel suo Grembo ancora e per sempre vergine. Un altro sepolcro, come il grembo della Madre mia e, da ora anche vostra, mi attendeva intatto, mai occupato da alcuno.
La Vergine santissima mi teneva la mano sul volto e seguiva il lento cadenzare dei passi piangendo in silenzio versando sul mio petto lacrime di luce: ero morto, ma sentivo il calore della sua mano e mi riempivo della luce delle sue lacrime radiose.
Non rimasi mai al buio. Un ultimo bacio mi diede la Madre, quando dovettero staccarla a forza da me. Fu allora, in quel momento che provò i dolori del parto di una donna; fu allora e solo allora che avvertì la separazione nostra come di un taglio ombelicale che mai  era avvenuto prima. L’amore emanato da mia Madre, il calore profuso dalla sua mano benedetta e santa e la luce delle lacrime sue silenziose, tutto fu accolto e raccolto dal Padre mio che, con l’ausilio di una infinita schiera di Angeli purissimi, trasformò in una luce potentissima pari soltanto a quella scaturita la notte di Betlemme. In quella Santa Notte, la Vergine ebbe un parto di luce miracoloso durante un’estasi di profonda preghiera.
Anche ora, come quella notte, la stessa intensa luce soperchiò la pietra di questo sepolcro vergine e intatto per farmi ritornare fra le braccia del Padre mio e Padre vostro Misericordioso.
Anche voi vivete nella luce, alimentatevi di luce, irradiate luce ad un mondo senza luce.

LA RISURREZIONE
Sono Risorto, sono vivo e vivo in mezzo a voi.
Come potrebbe un morto dirvi queste cose? Come chi crede in me non muore, così Io sono vivo in mezzo a voi perché Io e il Padre mio siamo una cosa sola: Io ho creduto in Lui. Io ho vinto la morte. Ma la vittoria presuppone una lotta, una battaglia. La mia agonia al Getsemani, la mia Passione è stata una dura battaglia, una lotta tremenda sostenuta solo per amore vostro e in abbandono al Padre.
Per arrivare alla Risurrezione, per vedere la luce, occorre combattere. Voi siete deboli perché la vostra carne prevale sul vostro spirito. Soltanto quando il vostro spirito avrà padronanza sulla carne e sulla vostra misera umanità, anche voi risorgerete.
Per affrontare la lotta contro satana, Io vi ho lasciato le armi: usatele.
Senza le armi dei miei sacramenti, senza la mia presenza viva e potente nell’Eucaristia, senza amore per me e per i fratelli, non potete fare nulla. Il nulla è già morte, ma Io sono morto per voi, dopo aver percorso una Via Dolorosa perché siete preziosi ai miei occhi. Non perdetevi, cercate la mia Luce: la troverete sempre accesa nel luogo mio nascosto nel tabernacolo. Là Io vivo e vi attendo.
La Madre mia, la notte del sabato, volle ripercorrere la via della mia Passione. Nel mezzo della notte che si affaccia alla  luce della Domenica, arrivò al Calvario per baciare il luogo profondo del mio vivere e del mio morire. Le apparvi in visione, nel segreto del suo Cuore trafitto. Era bella come la notte di Betlemme, la illuminava la stessa luce, l’animava la stessa fede. Non dimenticate la mia Passione: non potreste gustare la mia Risurrezione e viverla.
Sono Risorto, sono vivo e vivo in mezzo a voi.

PREGHIERA DEL PELLEGRINO ALLA BIANCA CROCE DEL KRIZEVAC
Bianca Croce del

Krizevac

,
bianca come il latte, materno,
sono qui in preghiera, filiale,
piccolo come un neonato
per alimentarmi e crescere nella fede.

Bianca Croce del

Krizevac

,
bianca come la lana, immacolata,
sono qui in preghiera, pentito,
per lavare le mie miserie,
nel Sangue versato da

Gesù

, l’ Agnello immolato.

Bianca Croce del

Krizevac

,
bianca come il Pane, spezzato,
sono qui in preghiera, fervente,
per fare Comunione con

Gesù

,
Pane che ha donato la vita, perché avessi la Vita.

Bianca Croce del

Krizevac

,
bianca come la neve delle nostre cime,
sono qui in preghiera,
per sentirmi più vicino,
ai miei Cari che, nel cuore, ho portato fin quassù .

Bianca Croce del

Krizevac

,
bianca come il volto della Regina della Pace,
da Te derivano grandi grazie:
ti prego per i giovani, per gli ammalati, per i sacerdoti,
per Padre Jozo,
per chi soffre nel corpo e nello spirito.

Mi aggrappo a te, Bianca Croce del

Krizevac

,
che da sempre fai parte del Disegno di Dio
per asciugare il  volto della Madre e di tutte le madri;
per riuscire a perdonare come

Gesù

mi ha perdonato;
per abbracciare la mia Croce come Lui mi abbraccia.

Ti ringrazio perché Tu,
Bianca Croce del

Krizevac

,
trasformi la mia disperazione in speranza,
la mia incredulità in fede,
il buio che ho nel cuore, nella luce eterna.


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