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Francesco: anche tre profughi musulmani per la Lavanda dei piedi

24
MAR
2016
archiviato in attualità

Si terrà a Castelnuovo di Porto, al Cara, «Centro di accoglienza richiedenti asilo». Sarà la prima Messa in

Coena Domini

fuori della Capitale per

Papa

Bergoglio.

Oggi, Giovedì Santo, papa

Francesco

laverà i piedi a 12 profughi del Cara di Castelnuovo di Porto, nella messa in

Coena Domini

, per la prima volta fuori Roma per il Pontefice argentino.

Il Cara è uno dei più grandi centri di prima accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati d’Italia; si trova all’estrema periferia della Capitale, da aprile è gestito dalla cooperativa Auxilium. La

Lavanda dei piedi

- in programma dalle 17 - sarà quindi a 12 giovani profughi ospiti del Centro.

«Sarà un segno semplice ma eloquente», commenta su L’Osservatore Romano monsignor Salvatore (Rino) Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione.

«La visita sarà accompagnata - comunica Fisichella - dalla celebrazione del rito della

Lavanda dei piedi

. Su 12 profughi il

Papa

si inchinerà e laverà loro i piedi come segno di servizio e attenzione alla loro condizione».

Riflette il Presule: «Non passa giorno che papa

Francesco

con la sua parola non provochi a prendere in considerazione l’urgenza umanitaria che scorre sotto i nostri occhi distratti. Milioni di profughi stanno mostrando al mondo i tratti reali di un nuovo esodo che sposta masse di derelitti senza più casa né patria. Fuggono a malincuore sotto la pressione della violenza gratuita, della guerra inutile e dei morsi della fame, verso mete che spesso sono il frutto dell’immaginazione più che della realtà. Eppure - osserva - soprattutto i paesi ricchi dell’Occidente permangono con la loro carica di pressapochismo, indifferenti davanti a un dramma che sconvolge per la durata e per il numero delle persone coinvolte».

Per il Prelato «basterebbe un colpo di reni della politica per affrontare con coraggio e disamina queste situazioni, ma si preferisce far passare il tempo incuranti della sofferenza. Al massimo, si deliberano stanziamenti di denaro per mettere a riposo la coscienza. Da ultimo - rileva - sembra che la soluzione più a portata di mano sia quella di chiudere i propri confini per sentirsi più sicuri, oppure costruire nuovi muri spinati. Soluzioni che appaiono tanto più anacronistiche quanto più ci si vanta di aver raggiunto progresso e maturità democratica».

Fisichella ricorda che tra le sette «opere di misericordia corporale permane con la sua attuale provocazione quella dell’ospitalità. Accogliere i profughi quindi diventa per i cristiani un’espressione tangibile per vivere il Giubileo della misericordia», di cui lo stesso Fisichella è responsabile.

In questo Anno santo, il Vescovo di Roma è «solito un venerdì al mese dare testimonianza concreta di queste opere. Nel mese di dicembre ha aperto la porta santa nell’ostello Don Luigi di Liegro, che ospita i senza tetto e distribuisce quotidianamente i pasti. A gennaio, si è fatto vicino a tanti anziani e ad alcuni malati in stato vegetativo, per far comprendere che la “cultura dello scarto” ha poco da spartire con la visione cristiana della vita. A febbraio ha visitato una comunità terapeutica per giovani tossicodipendenti, per infondere in ciascuno di loro una forte dose di speranza nel futuro. Il prossimo Giovedì santo, si recherà a Castelnuovo di Porto per rimanere con i giovani profughi ospiti del “Centro di accoglienza per richiedenti asilo” (Cara)».

Con questa iniziativa papa

Francesco

«vuole dirci che è necessaria la debita attenzione verso i più deboli di questo momento storico; che siamo chiamati tutti a restituire loro dignità senza ricorrere a sotterfugi. Ci spinge a guardare verso Pasqua con gli occhi di chi fa della sua fede una vita vissuta a servizio di quanti portano impresso nel proprio volto i segni della sofferenza e della violenza».

«Molti di questi giovani non sono cattolici - analizza in conclusione Fisichella - Il segno di

Francesco

pertanto diventa ancora più eloquente. Indica la via del rispetto come strada maestra per la pace. Rispetto, nel suo valore semantico, significa accorgersi che c’è un’altra persona accanto a me. Una persona che cammina con me, soffre con me, gioisce con me. Una persona a cui, un giorno, potrò appoggiarmi per trovare sostegno. Lavando i piedi ai profughi,

Francesco

chiede rispetto per ognuno di loro».

Da aprile 2014 il centro è gestito dalla cooperativa Auxilium che ha accolto l’annuncio «con gioia, emozione e gratitudine», spiegando che la cerimonia vedrà la partecipazione di 11 migranti e una operatrice italiana cattolica del centro. I migranti sono quattro giovani nigeriani cattolici, tre donne eritree cristiano copte, tre musulmani (un siriano, un pakistano e un maliano), un giovane indiano di religione indù.

La maggior parte degli ospiti sono musulmani, e tra i cristiani, insieme ai cattolici, ci sono anche moltissimi copti e protestanti, ma - spiegano da Auxilium - mai c’è stato uno minimo scontro dovuto all’appartenenza religiosa, e oggi tra tutti gli ospiti e gli operatori del Cara si è sprigionato un grande entusiasmo e una grande attesa per la venuta del Santo Padre.

Nell’aprile 2015

Francesco

si era già interessato al Cara: aveva inviato l’arcivescovo Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, che portò la benedizione del Vescovo di Roma agli ospiti e agli operatori.

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