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La benedizione Eucaristica di padre Jozo con il Santissimo

5
MAG
2015
archiviato in spiritualità

Il racconto di una giornata di preghiera svoltasi a

Milano

nel 2008, durante la quale padre Jozo ha impartito la benedizione Eucaristica, passando tra la gente con il

Santissimo

...

Dopo una lunga, ma sempre troppo breve, giornata di intensa preghiera, meditazioni, riflessioni e testimonianze, la Regina della Pace ci ha visitati con la sua quotidiana, materna apparizione delle 18,40 (ora legale) attraverso il veggente

Ivan Dragicevic

.

I fedeli che gremivano oltremodo il Pala-Sharp dall’inizio del S. Rosario in attesa della Madonna, si erano calati in un devoto raccoglimento che si è trasformato in ascetica devozione per tutta la durata dell’apparizione. Il silenzio tombale, che non lasciava trapelare il benché minimo respiro, era il preludio di una risurrezione luminosa che spalancava i cuori alleggeriti, risanati, curati dalle mani benedicenti di una Madre amorevole e tenerissima. La Madonna aveva preso il cuore di ciascuno e lo aveva deposto sul grande altare preparato per la Celebrazione Eucaristica.

Dopo la Messa, Gesù è rimasto esposto nel

Santissimo

Sacramento ed ogni cuore lo ha adorato insieme a quello immacolato di Maria: ”Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione”. Così, l’apparizione della Madonna non è terminata quando è scomparsa agli occhi di Ivan, ma si è prolungata in virtù della presenza viva e reale di suo Figlio Gesù. Padre

Jozo Zovko

durante quella che aveva definito “una breve adorazione” si è immerso nel profondo del mistero di Gesù Eucaristia, quasi a procurarsi una riserva di ossigeno spirituale che l’avrebbe sostenuto durante la lunga, lenta, minuziosa benedizione con il

Santissimo

per tutto il tragitto nel parterre.

Io ed un mio amico, siamo stati chiamati per affiancare, con le candele accese, Padre Jozo. Definirla “una bella esperienza” sarebbe uno svilirne il senso, ridurne il significato, quasi banalizzarne la vera portata. Io non so trovare alcuna parola adatta per esternare il mio stato d’animo, consapevole del fatto che ero chiamato a portare “la Luce”. Nonostante l’emozione e la commozione, mista ad una confusione interiore, fin dai primi passi compiuti, dopo aver sceso l’altare, ho avuto la lucida, serena impressione che non fosse Padre Jozo a portare Gesù, bensì il contrario. Questa mia iniziale impressione si è trasformata, quasi subito, in una fondata certezza: era Gesù che portava Padre Jozo, lo guidava e lo faceva fermare là dove maggiori erano le necessità.

Padre Jozo teneva l’ostensorio con le braccia protese in avanti, lasciandosi “trainare” dal Dolce Ospite. Ad ogni benedizione, Gesù si chinava sulle tante sofferenze fisiche e spirituali. Mi sono reso conto che la sofferenza non ha un identikit, non ha un’età e neppure un perché a cui rispondere. La prima benedizione Gesù l’ha donata ad una bambina di tre, o di quattro anni al massimo. La piccola non dava segni di vita: gli occhi chiusi, il viso pallido, i capelli neri ben pettinati, la veste candita come la neve, come la purezza di un angelo.

Per lei parlava il volto della madre con quegli occhi spalancati, arrossati e imploranti; con quelle sue braccia tese su cui reggeva la bambina innalzata, quasi immolata verso la bianca Ostia consacrata. Durante quell’attimo, in quella mamma, ho rivisto la fioraia che il giorno prima ha portato i fiori per adornare l’altare, reggendoli anch’essa sulle braccia. “Che belli!” mi sono detto. Non sapevo ancora che il bouquet più bello e gradito a Gesù, sarebbe stata quella bambina con la veste candita come la neve, pura come un angelo disteso sulle braccia della sua mamma: la fioraia dell’Amore.

Ogni due, tre metri, Gesù si ferma. Padre Jozo, con gli occhi socchiusi in una profonda, intensa, personale preghiera, ha il volto soffuso dal biancore della luce riflessa dal

Santissimo

tenuto fisso e saldo sul suo popolo inginocchiato. Poi, come risvegliato da un lieve torpore, scruta penetrando nel cuore di tutti, proprio di tutti, mentre pronuncia, sommessamente, un’invocazione in croato. Con gesti morbidi e lenti, traccia il segno di Croce. Gesù riprende il cammino. Guardo Padre Jozo, guardo Gesù: entrambi sembrano farsi carico di quei fardelli, di quei dolori, di quelle preghiere svelate come un segreto taciuto da sempre.

Gesù, durante quell’interminabile “Via Lucis” mi ha fatto incontrare diversi pellegrini che ho accompagnato a Medjugorje. I nostri sguardi silenziosi, incrociandosi a distanza, hanno fatto riemergere in me le lunghe chiacchierate notturne alla Croce blu, o lungo la strada di Bijakovici ai piedi della Collina delle Apparizioni. Sentivo, capivo che Gesù, in quel momento, stava dando a ciascuno di loro la risposta o quella consolazione che io non ho mai saputo dare loro, ma per le quali ho sempre pregato.

Un giovane trentenne, alto e di bell’aspetto, rigidamente puntellato da lucide stampelle, sembra calamitato da Gesù. Lo sguardo del giovane emana una serenità sconvolgente. Con l’atteggiamento di chi è in ascolto, il giovane fissa Gesù che sembra dirgli: “Anch’io ho portato la croce. Con me nel cuore, il tuo sarà un giogo più leggero”.

Verso la fine del percorso, un uomo anziano, apparentemente ultra ottantenne, raggomitolato su sé stesso, con il tremore alle gambe, ostinatamente si alza dalla carrozzina, aiutato da due donne. Ce l’ha fatta: è finalmente in piedi. Trema e piange. Con un ultimo sforzo sofferto ma determinante, alza la testa ricurva sul petto, e subito, come se fosse tornato neonato, la lascia ricadere sulla spalla. Fissa Gesù che si è fermato proprio davanti a lui. Dal suo sguardo ingenuo, dolce ed altrettanto fiducioso, traspare evidente una richiesta: il permesso di soggiornare, affianco a Lui, per l’Eternità.

Quante donne, mamme e nonne, tendevano la foto di persone care, di intere famiglie. Se la presenza spirituale impressa sulle fotografie si fosse materializzata, non sarebbe stato sufficiente lo stadio cittadino a contenere tutta quella gente bisognosa di preghiere assidue, di conversione, di guarigione del corpo e dello spirito.

Prima di risalire l’altare, nel vedere la statua della Kraljica Mira, ho ringraziato la Madonna, rendendomi conto che se non mi avesse aiutato e sorretto lungo quel santo tragitto, sarei più volte “scoppiato” nel vedere tanti affamati del Pane di vita, tanti assetati dell’Acqua di verità.

I riflettori si spengono, l’incontro si conclude, come tutte le cose di questa terra. Non terminerà invece la risorsa inestimabile scaturita da una giornata di costante preghiera, non si spegnerà la luce di Cristo risorto, così come non si sbiadirà il sorriso che la Regina della Pace ha impresso nei cuori. Maria ci ha fatto rivivere a

Milano

, quello che opera a Medjugorje. Lei ci ha preso per mano e ci ha portati qui, dove da sempre voleva portarci. Lei ci ha portato davanti a suo Figlio presente nell’Eucaristia, ci ha fatto inginocchiare davanti a Lui e ce lo ha fatto adorare come non eravamo mai riusciti ad adorarlo prima.

Questo è il miracolo che si avvera a Medjugorje, questo è il miracolo che si è avverato

Milano

!

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